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20. Arte buddhista in Xinjiang Pagode, dei e uomini

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di Stefano Cammelli Vicino a Korla, in una località mal visitata (anzi ignorata) ci sono le rovine dell’antica città carovaniera di Karashar. Sono mura di fango cotto al sole, mattoni così fragili da essere tornati terra in pochi secoli. Resta il perimetro della città: leggero dosso del terreno, a perdita d’occhio. Di un emporio commerciale che nel V secolo non era più piccolo dell’attuale centro storico di Bologna non resta molto di più. In mezzo, restaurato con notevole decisione, si alza la mole quadrata ed elegante di uno stupa buddhista. Ma ha poco dello stupa: l’intera costruzione ricorda piuttosto certi templi mazdeisti iranici, o addirittura gli ziggurat della Mesopotamia. Intorno, ben poca cosa in elevato, il perimetro di un monastero. Si riconoscono le mura esterne, i corridoi, le celle. A Kuqa, alcune centinaia di chilometri ad ovest, altre spettacolari rovine. Sono quelle di Sibashi: c’è un palazzo che ha conservato la imponente cinta esterna. L’influenza iranica e sasanide...

19. Maijishan - Gansu

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Maijishan - Gansu Inserito in un contesto paesaggistico di rara dolcezza, a quasi un'ora di strada dalla cittadina di Tianshui, le grotte del monte Maiji sono monumento di eccezionale rilevanza dal punto di vista archeologico e religioso. Fanno parte della grande tradizione delle false grotte, ovvero delle pareti rocciose lavorate, che decollata in tempi antichissimi in India giunse in Cina col Buddhismo fino a diventare una delle forme di espressione della devozione religiosa colta e popolare. Poste a confronto con Dunhuang e Binglinsi (Gansu), Datong (Shanxi), Longmen (Henan) le grotte di Maijishan possono sembrare meno importanti o di dimensioni piú raccolte. Tuttavia dal punto di vista artistico le grotte di Maijishan sono testimonianza importante e, soprattutto per quanto concerne l'arte del V secolo d.C., sono probabilmente piú importanti e raffinate delle loro piú illustri sorelle. La lontananza dalle mete turistiche tradizionali e la lunghezza del viaggio (sia in tre...

18. Funzione sociale dei Tongkonan

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 Da I TONGONAN, CASE DI ORIGINE DEI TORAJA di Puang Paliwan Tandilangi I Tongkonan, case di origine dei Toraja Sa’dan, giocano nella loro cultura un ruolo importante, sia dal punto di vista genealogico che da quello storico, rituale e politico, e io credo che ne sia da consigliare molto caldamente lo studio a coloro che vogliono interessarsi alla cultura Toraja. Che cosa sono i tongkonan? Tongkonan viene dalla radice tongkon, che vuol dire sedersi, prendere posto ma che può anche significare assistere a una cerimonia funeraria per esempio. In senso stretto si chiama tongkonan ogni tipo di supporto o ogni luogo di un edificio. Ma nel senso che a noi qui interessa, si designa per tongkonan la casa che il fondatore di un territorio o di un villaggio ha edificato all’origine per la sua famiglia, mentre gli edifici costruiti dagli altri membri del suo seguito portano il nome di batu a’riri. I tongkonan sono dunque stati fondati dai leader nobili, mentre i batu a’riri dai loro compagni...

17. Storia dei viaggi in ferrovia

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Wolfgang Schivelbusch, Einaudi Torino, 1988 Colto e divertente. In certi punti veramente esilarante. La storia dei viaggi in ferrovia che qui presentiamo contiene pagine sorprendenti, ben lontane dal banale e deprimente titolo del libro.  Abbiamo scelto un capitolo dedicato alla psicologia del viaggiatore ed all’ansia sottile che lo lega all’isolamento nello scompartimento. Impossibile non ripensare a “Omicidio sull’Orient Express” di Agatha Christie! Per il pensiero progressista della prima metà del XIX secolo, la ferrovia è il garante tecnico della democrazia, dell’intesa tra i popoli, della pace e del progresso. La comunicazione per mezzo della ferrovia, così si pensa, avvicina gli uomini non soltanto spazialmente ma anche socialmente. È questa una considerazione di matrice europea, ed è stata formulata nel modo più solenne dal sansimonismo. La generazione di intellettuali che compare sulla scena politico-economica della Francia intorno al 1825, anno in cui muore Saint-Simon, pr...

16. Cirene: la fondazione

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La storia della fondazione di Cirene come colonia di immigranti Greci provenienti dall'isola di Thera (Santorini) è giunta fino a noi in una mescolanza di leggenda e tradizione storica. La data tradizionalmente assegnata a questo evento è il 631 a.C. e può essere considerata approssimativamente corretta. Secondo la narrazione degli autori antichi verso la metà del VII secolo a.C. l'isola di Thera fu colpita da una crisi di sovrappopolamento e da sette terribili anni di siccità. La situazione era drammatica e si ritenne di risolverla con un'emigrazione forzata della popolazione. Prima di prendere una decisione così drastica tuttavia i leader della comunità consultarono l'oracolo di Apollo a Delfi, il cui responso fu di fondare una colonia in Libia.  In questo modo si cominciò ad organizzare una spedizione che fu affidata ad un certo Aristotele, che successivamente fu chiamato Batto e divenne il primo re di Cirene. Furono circa 200 i giovani scelti per accompagnare Batto ...

15.Un' antica civiltà

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da Fosco Maraini, Giappone e Corea, De Agostini, 1978 Chi sono i Coreani? La domanda non è ardua. Un notissimo mito fa dell'eroe Tangun il fondatore della stirpe e della civiltà coreane; Tangun, precisa il mito, era figlio di un'orsa tramutata in donna, motivo questo che ci ricollega al culto della grande belva boreale caratteristico di numerose popolazioni nordiche dell'Eurasia, dalla Siberia orientale alla Svizzera arcaica. 1 Coreani, in altre parole, sono fondamentalmente genti che hanno invaso ed occupato la penisola provenendo da nord, dai vasti spazi di quelle che oggi sono Manciuria, Mongolia, Siberia.  In questo siamo confortati anche dall'analisi linguistica. Il coreano, come il giapponese al quale si ricollega per molte somiglianze di fondo, anche se poco appariscenti, è diversissimo dal cinese; il consenso pressoché unanime degli esperti fa del coreano un ramo della grande famiglia altaica, cui appartengono inoltre il tunguso-mancese, il mongolo e la pleiade ...

14. Riti purificatori ed apotropaici

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da P.Zoetmulder, LA RELIGIONE A BALI, in Les Réligions d'indonesie, Paris 1968, Capitolo 3 Che vengano celebrati da un individuo o dalla comunità tutti i riti si basano su un ristretto numero di idee fondamentali che la liturgia concretizza in modo molto diverso. Abbiamo già incontrato quello della discesa degli dei. In questo senso possiamo aggiungere che gli dei utilizzano non solamente le figurine e le statuette preparate per il culto del tempio ma anche certe persone entrate in uno stato di trance. Parlano attraverso la loro bocca e li si può, dunque, interrogare. Quando si è dotati della capacità di cadere in trance, questa si manifesta improvvisamente, nel momento stesso in cui la divinità ha preso possesso del corpo. Quindi l’interessato può raggiungere nuovamente questo stato attraverso dei riti, e soprattutto sporgendosi sopra una vaschetta ed aspirando l’incenso che vi brucia. Questa capacità non si perde mai. Vi si fa appello in particolare durante le feste dei templi. I...