37. DALL'ITALIA A PECHINO - PER QUATTRO VOCI (Lindau, 2026).
Skopje – Macedonia 2002. All’uscita dall’aereo mi aspetta un funzionario del ministero. “Sarò con lei – mi saluta Rasko – se ci sarà bisogno di muoverci lo potremo fare con la mia macchina. Prima volta a Skopje?” Tardo a rispondere, poi dico di sì. Inutile sollevare ricordi vecchi oltre trent’anni, legati a un viaggio con mio padre in Grecia, nel 1967. L’attraversamento della Jugoslavia, quasi di corsa. La sosta a Skopje dove il mondo turco o ottomano ci era venuto incontro in modo improvviso e pittoresco. Gli hammam del centro della città, i calzoni a sbuffo di alcune donne ‘musulmane’ e poi ‘turche o albanesi’. La città sembrava un accampamento. Il terremoto del 1963 aveva distrutto parte della città e ucciso più di mille persone. I mercati dove avevamo sostato erano tutto quello che un ragazzo può immaginare dell’Oriente. E i minareti, naturalmente, un segnale importante per chi giunge in città. Skopje era parsa a tutti noi – era il 1967 – una città ormai turca. La musica in strad...

