38. Ogata Korin, Stefano Cammelli.
Ogata Korin, e la mente va agli iris su fondo d’oro, celebrati in tutto il mondo da mostre, cataloghi, calendari, scatole di cioccolatini, adesivi per frigoriferi, portachiavi, porta documenti. Un mio amico ha anche un paio di mutande con stampati gli iris di Ogata Korin… al cattivo gusto attuale non c’è davvero limite.
Gli Iris più
importanti di Ogata Korin sono nella collezione del museo Nezu, di Tokyo. Ma
prima che il mio solerte lettore si appunti il tutto e sottolinei con un
evidenziatore giallo la voce ‘Nezu Museum’ sulla sua guida del Giappone sarà
bene che sappia che la direzione del museo ha preso da anni una scelta forse
discutibile ma seguita con determinazione. Gli Iris di Ogata Korin
vengono mostrati solo quando fioriscono gli iris nel giardino del museo. E così
in tanti vanno – non tantissimi invero – e pochi tornano avendo visto la
meraviglia che innescò, alla fine dell’Ottocento, l’amore per il Giappone che
educò gli impressionisti, permeò tutta la vita artistica di Monet, confluì
negli arredi di Charles Rennie Mackintosh (1868–1928), nel più vasto movimento
dell’Art Nouveau… e infine nei cataloghi di viaggio di oggi, anche in quelli.
Passando da Tokyo, poche settimane fa, ho visto una guida spiegare a un
gruppetto di turisti che ‘questo è Ogata Korin, il padre dei manga attuali’ (sic!).
Ma qui, dove ora sto scrivendo, ovvero dove sto preparando il capitolo dedicato a Korin, sulle rive del fiume Katsura, mi viene in mente solo lo sfacciato, decadente, spettacolare buttarsi via di quest’uomo che dovette raggiungere la miseria più nera per rinascere, e come rinascere!
Ogata Kōrin (Kyōto, 1658 –
1716) apparteneva a una famiglia aristocratica che aveva prestato servizio
sotto i sovrani Ashikaga. Il nonno e il padre di Kōrin erano proprietari di un
ricco negozio di tessuti per kimono frequentato dall’aristocrazia di Kyoto.
Kōrin crebbe in un
ambiente di lusso e di grande raffinatezza. Alla morte del padre, erede di una
cospicua fortuna, Korin trascorse la giovinezza conducendo una vita spensierata
all’insegna della ricerca del piacere e del bello. Si racconta un aneddoto
interessante sulla sua vita, ambientato proprio dove sono seduto ora, sulle
rive del Katsura.
Organizzò per i suoi amici un sontuoso picnic. Ogni partecipante era stato invitato a portare piatti di valore, splendidi. Kōrin li sbalordì, al culmine della serata, presentando il proprio cibo avvolto in foglie di bambù decorate d’oro. Al termine del pasto, l’artista gettò le foglie nel fiume presto imitato dagli altri invitati. Le cronache raccontano di questo verde e dorato scorrere sull’acqua, estetismo esasperato e spregio estremo per il valore del denaro.
Ovviamente in breve tempo
perse tutta la fortuna che aveva ereditato e dovette cercarsi un lavoro. In
gioventù aveva studiato pittura sia in casa sia sotto la guida di Yamamoto
Sōken, un membro della scuola di pittura Kanō, allora molto apprezzata.
Nel 1697 era già molto
conosciuto come pittore professionista. Nel 1701, a 43 anni, ottenne il titolo
di hokkyō, ovvero ‘artista affermato’. Infine la salita a Tokyo e gli anni del
trionfo artistico (1711 al 1716). Prima del ritorno a Kyoto.
Guardo il fiume Katsura e
non riesco a trattenermi dal ridere. Penso alle foglie di bambù dipinte d’oro
scivolare sull’acqua e mi dico che Korin doveva essere proprio un disgraziato,
ma di che valore!



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