20. Arte buddhista in Xinjiang Pagode, dei e uomini
di Stefano Cammelli Vicino a Korla, in una località mal visitata (anzi ignorata) ci sono le rovine dell’antica città carovaniera di Karashar. Sono mura di fango cotto al sole, mattoni così fragili da essere tornati terra in pochi secoli. Resta il perimetro della città: leggero dosso del terreno, a perdita d’occhio. Di un emporio commerciale che nel V secolo non era più piccolo dell’attuale centro storico di Bologna non resta molto di più. In mezzo, restaurato con notevole decisione, si alza la mole quadrata ed elegante di uno stupa buddhista. Ma ha poco dello stupa: l’intera costruzione ricorda piuttosto certi templi mazdeisti iranici, o addirittura gli ziggurat della Mesopotamia. Intorno, ben poca cosa in elevato, il perimetro di un monastero. Si riconoscono le mura esterne, i corridoi, le celle. A Kuqa, alcune centinaia di chilometri ad ovest, altre spettacolari rovine. Sono quelle di Sibashi: c’è un palazzo che ha conservato la imponente cinta esterna. L’influenza iranica e sasanide...